turner, sublime
Arte nel mondo,  Capolavori d'artista

Sublime e pittoresco nell’arte

Nel corso dei secoli il paesaggio dipinto non è stato solo uno sfondo, ma anche uno specchio di emozioni, di ideologie e della visione dell’uomo nei confronti della natura… Tra Settecento e Ottocento due modi opposti di guardare la natura si sono affrontati sulle tele degli artisti: il pittoresco, con la sua armonia misurata e il gusto per il dettaglio vivo, e il sublime, che invece spalanca le porte a forze immense ed emozioni travolgenti.

Il Sublime

Si definisce sublime il sentimento che si prova quando ci si rende conto della piccolezza dell’uomo di fronte all’immensità della natura. Ma nonostante questa inadeguatezza e vertigine, grazie al suo intelletto, l’essere umano è capace di razionalizzare la paura, darle un nome, e quindi provare piacere. Nelle opere d’arte sublimi lo spettatore si trova all’interno dell’opera, è circondato dalla natura che lo sovrasta, è inghiottito dalla scena e non è il protagonista.

Elementi tipici sono le cascate, i temporali o addirittura eventi catastrofici come uragani, incendi e naufragi, ma anche dirupi o spazi infiniti come oceani e deserti dove non si vede la fine. Lo spettatore però deve trovarsi al sicuro, di modo da poter dominare la sua iniziale paura.

John Martin

sublime e pittoresco

“Il Bardo” (1817) in quest’opera la figura umana è il bardo, nome che in passato indicava un poeta o cantastorie, ma che nell’Ottocento verrà usato per indicare William Shakespeare. Si trova sul ciglio di un altissimo sperone roccioso e sembra rischiare di cadere a causa del vento. Questa precarietà di fronte alla natura selvaggia desta il sentimento del sublime.

Ma durante il romanticismo le emozioni permettono anche di entrare in connessione con la natura e di conseguenza di conoscerla.

Caspar David Friedrich

“Monaco in riva al mare (1808-10) l’uomo non è in preda alla tempesta, ma è una piccolissima figura che contempla l’immensità del cielo e del mare, ma non è smarrito perché in questa immensità riconosce Dio.

“Viandante sul mare di nebbia” (1818) il taglio in primo piano permette di essere circondati dalla natura, non la si osserva di nascosto, ma ci identifichiamo con la figura che osserva il paesaggio sotto di sé. Anche il tema del viandante è fondamentale nel romanticismo, perché nulla descrive meglio la condizione dell’uomo se non un viaggio incerto fatto di paura, sentimenti e sublime.

Il Pittoresco

Nella vita di tutti i giorni si usa questo termine con un’accezione positiva: un luogo piacevole, ma anche particolare, o una persona un po’ strana, un po’ “pittoresca”. Il primo a usare questo termine in ambito pittorico era stato Giorgio Vasari, ma in seguito il termine venne tradotto in inglese e nel Settecento “picturesque” voleva indicare qualcosa particolarmente adatto a diventare un dipinto: se un paesaggio reale è tanto bello da sembrare un’immagine allora è picturesque.

Ma quali criteri deve rispettare un paesaggio pittoresco?

  • L’osservatore deve trovarsi a metà strada tra il mondo reale e il mondo rappresentato nell’immagine, di modo da poterlo vedere chiaramente, ma non poterci entrare: non è all’interno dell’opera, ma la osserva da un luogo protetto, privilegiato.
  • Se sono presenti figure viventi, umane o animali, introducono al paesaggio e non guardano l’osservatore: sono quindi la prova che l’osservatore è ben nascosto, come un predatore che controlla la scena.
  • Lo sguardo viene indirizzato dal primo piano verso lo sfondo, ad esempio attraverso una strada a serpentina o un fiume che ci accolgono, ed è spesso incorniciato da alberi.

Il senso del “bello” è sempre positivo, deriva da qualcosa di simmetrico e armonioso. Il sublime crea una sensazione di paura per qualcosa di troppo grande, non misurabile. Il pittoresco crea una sensazione che è a metà tra il bello e il sublime: un paesaggio rassicurante, ma con qualche elemento più particolare, che ci coinvolge, ma non ci travolge perché siamo sempre al sicuro nel nostro nascondiglio.

Tra gli artisti che rappresentarono al meglio il pittoresco ne citiamo due:

Claude Lorrain

Fu un paesaggista francese (1600-1682), ma che viaggiò e lavorò anche a Roma incarnando con le sue opere l’idea del pittoresco con tutti gli elementi che diventeranno tipici…

John Constable

Anche nell’Ottocento il linguaggio del pittoresco è quello più frequentato nelle accademie inglesi. La corona inglese commissionava paesaggi pittoreschi per dimostrare di avere potere e controllo sui territori e Constable (1776-1837) era tra i pittori più amati. Nelle sue opere ritroviamo spesso figure vicine all’osservatore che ci introducono al paesaggio, ma non sono mai protagoniste perché gran parte del quadro è occupato dalla natura. I sentieri ci conducono verso il fondo e gli alberi inquadrano al scena. Non c’è simmetria, ma l’immagine è piacevole anche se non rigorosa, non perfetta, bensì con qualche dettaglio insolito o che ci attira: delle mucche che pascolano, un bambino a cavallo, un cappello lasciato per terra e chissà cosa starà indicando quell’uomo vestito di scuro che parla con la sua dama…

Sublime e pittoresco, dunque, non sono solo due categorie estetiche, ma anche due modi di sentire e vivere la natura: osservarla con piacevolezza o subirne il fascino con stupore e vertigine?

“Ogni paesaggio è uno stato d’animo”