Felice Casorati
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Felice Casorati e tutte le sfaccettature della sua arte

Felice Casorati, nato a Novara nel 1883, si distinguerà nel panorama artistico del Novecento italiano unendo suggestioni dal passato e stile innovativo. In occasione della mostra ospitata a Palazzo Reale di Milano fino al 29 giugno 2025, ripercorriamo insieme la sua arte.

Gli esordi

Casorati trascorre l’infanzia in diverse città italiane e inizia pian piano ad avvicinarsi alla pittura. I suoi esordi tra Padova e Napoli dimostrano il suo interesse per i maestri del passato: Velazquez, Tiziano, Botticelli, ma anche Gustav Klimt con la sua ricercatezza per i dettagli e la luminosità. 

Tra le primissime opere spiccano “Bambine sul prato” e le “Ereditiere”, ma l’opera più originale sarà l’ultima dipinta a Napoli nel 1910: “Persone”. Questo quadro è stato definito come “una pausa nel corso di un inventario di ricordi”: donne di diverse età che si ritrovano attorno a una tavola sotto una luce estiva e le foglie degli alberi per rivivere le loro memorie.

L’evoluzione dell’artista passerà però anche dal simbolismo delle opere giovanili, alla semplicità di interni metafisici. Un esempio sono le “Signorine” esposte nel 1912: un richiamo alla Primavera di Botticelli, ma trasformata in un’allegoria ricca di simboli. La prima donna a sinistra è Dolores e simboleggia il lutto vestita di nero, Violante è la personificazione della Malinconia, Bianca è la Purezza, infine Gioconda è simbolo della vita soddisfacente che ci guarda con un ampio sorriso. A terra una ricca natura morta che rappresenta i diversi stati d’animo e personalità delle donne, ma spiccano i simboli della vanità: gioielli, uno specchio, boccette di profumo, un ventaglio. 

In seguito si dedicherà alle grandi tempere con ampi ambienti in prospettiva che accolgono figure solitarie circondate da oggetti poveri e con abiti dimessi. Esse mostrano vite vuote, spente, angoscianti come in “L’attesa” (1918), “Ragazza con scodella” e “Mattino” (1920). Casorati, infatti, era stato chiamato alle armi nel 1915 ed è per questo che le opere successive alla Prima Guerra Mondiale esprimeranno la tristezza collettiva.

Verso il suo capolavoro

Dal 1919 Casorati inizia a voler studiare i volumi e realizza una natura morta dal titolo “Le uova sul cassettone”. Un’immagine semplice ma nella sua semplicità evoca 2 grandi artisti: Cézanne, per il tema della natura morta dai colori terrosi, e Piero della Francesca per la scelta dell’uovo. L’uovo infatti era il punto focale della pala di Brera poiché simboleggia la nascita e la perfezione delle forme naturali. Così le perfette bianche uova di Casorati occupano lo spazio come assolute protagoniste e sembrano in movimento, vive, come se stessero per rotolare giù dal cassone. 

Lo studio dei volumi raggiunge l’apice qualche anno più tardi con l’opera emblematica di Casorati: “Ritratto di Silvana Cenni” del 1922. Si tratta di una scena immaginaria, con una donna mai esistita e dal nome inventato, come se fosse un’eroina della letteratura, ma di una storia che nessuno conosce. Per questo è stata definita anche “donna fantasma”: siede immobile, con gli occhi chiusi come se pensasse a qualcosa di misterioso ed è avvolta da una veste bianca che appare rigida, attraversata da pieghe spigolose che creano affascinanti contrasti tra luce e ombre. 

Casorati e la famiglia Gualino

A Torino Casorati frequenta l’ambiente teatrale e conosce musicisti, collezionisti, intellettuali dell’epoca. Riccardo e Cesarina Guarino, finanziere lui danzatrice lei, gli affidano la realizzazione di un teatro (una piccola sala da 100 posti all’interno della dimora dei Gualino per la quale Casorati realizzerà sculture e bassorilievi). 

Cesarina Gualino (da nubile Cesarina Gurgo Salice) fu anche una scenografa, pittrice, modella, coreografa, fotografa e compositrice. Ebbe una vita avventurosa e si prodigò a fondare teatri e scuole rinnovando gli stili di danza. Ferventi antifascisti, la famiglia subirà un tracollo proprio a causa di Mussolini. Cesarina morirà all’età di ben 102 anni nel 1992. 

Nel 1922 Felice Casorati rappresenta i coniugi in pose equilibrate ispirate agli antichi ritratti: a mezzo busto e con le braccia appoggiate a un tavolo con libri. Dietro di loro il paesaggio è seminascosto da delle tende richiamando le Madonne di Bellini che usava questo espediente per enfatizzare le figure.

Due anni più tardi ritrarrà anche il loro bambino, Renato Gualino, e le danzatrici Bella e Raja Markmann, nate a Kiev e fuggite dopo la rivoluzione russa, furono accolte dai Gualino. Raja è in primo piano avvolta da stoffe preziose e con lo sguardo perso nel vuoto, Bella è china a studiare libri e carte sparse sulla dormeuse. La composizione ha dunque diversi piani, le figure sono separate, ma allo stesso tempo riunite in un’atmosfera sospesa, silenziosa, con colori che si armonizzano perfettamente tra loro. 

La fama e la “stagione primaverile”

Alla Biennale di Venezia del 1924 Felice Casorati raggiunge la fama di ritrattista innovativo e ricercato: si ispirava all’arte classica e dipingeva con precisione scegliendo colori lucidi e luminosi in un’atmosfera limpida e tersa. 

In questo periodo affronterà il tema del nudo realizzando una Venere del Novecento, distesa e addormentata osservata da un uomo vestito borghese. Si tratta di “Conversazione platonica” del 1925 che desterà molto scalpore e farà da spartiacque con le opere successive. 

Ma troviamo anche innovative opere allo specchio: soggetti che si mostrano nella loro interezza grazie al riflesso nello specchio, ma anche specchi che mettono in dialogo due figure come nell’Annunciazione del 1927 che riprende il tema classico della cristianità in chiave moderna.

Si apre così una nuova stagione, un Casorati “primaverile” con colori tenui e luminosi. Troviamo le “Mele”, che diventano frutti fiabeschi, o “Ritratto di fanciulla”. Qui una bambina seduta, con le spalle piegate, è a riposo, in attesa, dopo aver svolto i lavori domestici, rappresentati dagli oggetti accanto: uno straccio, un annaffiatoio e una scopa, ma i segni del lavoro rimangono anche sulle mani arrossate. 

Gli ultimi anni: tra bambini e guerra

Negli anni 30 troviamo soprattutto donne malinconiche, atmosfere sospese, la solitudine ma anche l’intimità tra donne che allattano al seno o tra le sorelle che si ritrovano nella calma domestica. “Donne in barca” e “Sorelle Pontormo” sono i 2 capolavori di questi anni. Il tema delle giovani madri evocano un evento della vita di Casorati: la nascita del figlio Francesco avuto nel 1934 da Daphne Maugham, anch’essa pittrice.

Oltre alle fanciulle, dalla seconda metà degli anni 30, entrano in scena anche giovani ragazzi come in “Narciso”: un magro corpicino che si specchia per dimostrare la fragilità dell’uomo. Le donne dietro di lui esprimono nei gesti tutta la disperazione di un imminente tragedia: l’incombere della seconda Guerra Mondiale. 

Negli anni 40-50 Felice Casorati torna a lavorare per il teatro collaborando con la Scala di Milano di cui abbiamo bozzetti di costumi e dipinti di scenografie che uniscono arte, musica e poesia in scene oniriche.


La sua fama si diffonderà tanto da esporre, non solo nelle Biennali e Triennali di tutta Italia, ma anche al MoMa di New York, a Bruxelles, Parigi

Morirà nel 1963 a Torino è sarà definito dai critici il maggiore esponente del Realismo magico, grazie al suo perfetto mix tra realtà e fantasia.

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