metamorfosi, Narciso
Mitologia

Metamorfosi, l’amore che trasforma

Racconti mitologici poco conosciuti di metamorfosi in piante e fiori

Quando si parla di metamorfosi nella mitologia, tornano sempre gli stessi nomi: Dafne che diventa alloro per sfuggire ad Apollo, Narciso che si trasforma nel fiore che porta il suo nome. Sono storie magnifiche, ma ormai conosciute da tutti. Eppure, la mitologia è costellata di trasformazioni meno celebri, in cui l’amore non salva ma consuma e l’unica forma di sopravvivenza possibile è diventare qualcos’altro. In queste storie, uomini e donne si trasformano in piante, alberi, fiori… forme di vita silenziose destinate a ricordare per sempre ciò che è accaduto.

Clizia e il girasole

metamorfosi clizia
“Clizia” Evelyn de Morgan, 1887

La ninfa Clizia, figlia di Oceano e Teti, si era follemente innamorata di Apollo, dio del Sole. Quest ultimo però non ricambiava il suo amore e la ripudiò. Clizia passò giorni e giorni seduta per terra, senza bere e mangiare, ma osservando solo il movimento del carro di Apollo che ogni giorno faceva sorgere e tramontare il Sole. Per questa ragione la fanciulla si trasformò in un girasole, il fiore che si muove guardando il sole. I greci lo chiamavano Eliotropio e divenne simbolo dell’amore che persiste anche se non ricambiato.

Minthe e la menta

Minthe era una ninfa del fiume Cocito e amante di Ade, il dio degli Inferi. Quando Persefone lo scoprì, furiosa, la schiacciò sotto i piedi o la trasformò in una pianta senza fiori né frutti (le versioni variano).
Ade, per compassione, le donò almeno un destino profumato: Minthe divenne la menta, una pianta umile ma intensa, che conserva il ricordo di un amore oscuro e sotterraneo, come il regno del dio che l’aveva amata.

Filira e il tiglio

Anche Filira era una ninfa, così bella da far innamorare Saturno. Non desiderando il suo amore, Filira chiese a Giove di trasformarla in giumenta, ma Saturno a sua volta si trasformò in cavallo per unirsi a lei. Dalla loro unione nacque Chirone, metà uomo e metà cavallo. Per la vergogna dopo la violenza subita e la creatura che aveva generato, Filira chiese a Giove un’ultima metamorfosi e divenne un albero di tiglio. In seguito il tiglio sarà associato a Venere e diventerà simbolo di femminilità.

Fillide e il mandorlo in fiore

Fillide, principessa di Tracia, si innamorò di Demofoonte, figlio di Teseo. Lui però desiderava rivedere la sua patria, Atene, così partì ma, prima di salutarsi, Fillide gli affidò uno scrigno contenente alcuni oggetti sacri. Gli raccomandò di aprirlo solo quando avesse rimesso piede in Tracia e fosse tornato da lei. Lui promise di tornare, ma invece si fermò a Cipro: per 9 anni Fillide si recò sulla costa guardando l’orizzonte e aspettando l’amato senza vederlo tornare. Per il dolore, Fillide si uccise e gli dèi la trasformarono in un albero spoglio.
Anni dopo Demofoonte tornò in Tracia pentito e abbracciò il tronco dell’albero: in quel momento, bagnato dalle lacrime, l’albero si riempì di fiori e divenne un bellissimo mandorlo.

Adone e l’anemone

Adone è ricordato soprattutto come amante di Afrodite, ma la sua metamorfosi vegetale è spesso messa in secondo piano. Quando muore ferito a morte da un cinghiale, Afrodite piange così tanto che dalle sue lacrime e dal sangue di Adone nasce l’anemone, un fiore fragile, destinato a durare poco.
È il simbolo di un amore bellissimo e brevissimo, che fiorisce intensamente ma non può resistere al tempo. Un mix di amore e morte che verrà interpretato anche dai versi di Shakespeare:

Venere: “Oh tu che sei di me più bel tre volte, 
Tenero fior dei campi, il cui profumo è senza pari;
Tu più gentile di ogni mortale e più bianco delle colombe. 
Il mondo finirà con la tua vita!
Vien qui a sederti, dove mai il serpente fischia
E io ti coprirò di baci. 
Ma non fiaccherò le dolci labbra saziandole dei miei baci, 
diventeranno ancor più bramose. 
Una giornata estiva ti fuggirà veloce come un’ora,
mentre sarai perso nelle gioie d’amore
che ti faran dimenticare il tempo.”
metamorfosi di adone waterhouse
Adone” John William Waterhouse, 1899-1900

In queste metamorfosi l’amore — non ricambiato, tradito, fedele o impossibile — trova espressione nel mondo naturale, che ha il compito di ricordare e custodire le passioni umane.

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