Jan Brueghel 1625-2025
In occasione dei 400 anni dalla morte del pittore fiammingo Jan Brueghel il Vecchio, alla Pinacoteca Ambrosiana potrete scoprire le sue opere in una veste nuova.
Ma facciamo un passo indietro. È il 1618 quando il Cardinale Federico Borromeo decide di donare la sua collezione d’arte alla Biblioteca Ambrosiana, da lui stesso fondata qualche anno prima. L’obiettivo era di valorizzare la cultura e permettere ai lettori di conoscere e ammirare anche le bellezze della pittura.
Una delle grandi passioni del Cardinale erano i pittori fiamminghi: i loro splendidi paesaggi, le allegorie e le nature morte ricche di dettagli, celebravano le bellezze del creato. Paul Bril e Jan Brueghel il Vecchio, facevano da padroni tra le opere collezionate e, ancora oggi, la Pinacoteca Ambrosiana vanta una delle più importanti collezioni private di arte fiamminga.
I fiamminghi e la famiglia Brueghel
Dal Quattrocento i paesi fiamminghi videro un vero e proprio rinascimento dell’arte. I pittori erano riusciti a perfezionare la miscela dei colori ad olio che, asciugandosi lentamente, permettevano di realizzare graduali sfumature e garantivano risultati luminosi e brillanti. Ecco che le opere divennero ricche di dettagli minuziosi e di luce, come accade con John van Eyck, fino ad arrivare al Seicento con Vermeer, Paul Bril e il nostro Jan Brueghel il Vecchio.
Nato a Bruxelles nel 1598, Jan fin da bambino fu circondato da pittori. Il padre, Pieter Brueghel il vecchio, fu un abile pittore di paesaggi, ma soprattutto di scene di vita quotidiana. Egli desiderava mostrare la gente del popolo intenta in diverse attività, ritraendole con estrema precisione e arricchendo la scena con oggetti e moltissimi dettagli!


Anche il fratello maggiore di Jan, Pieter Brueghel il giovane (per distinguerlo dal padre omonimo) aveva intrapreso la carriera di pittore. Le sue opere non si discostano di molto dal genere e dallo stile del padre di cui fu tra i più fedeli imitatori.
Jan Brueghel, invece, amava dipingere paesaggi e fiori, tanto che in Italia fu soprannominato “dei velluti, dei fiori e del Paradiso”. L’esempio del padre e lo studio in Italia, lo portano a creare paesaggi vivaci, con personaggi e animali, boschi e villaggi, rigogliosi mazzi di fiori di ogni specie… Qualsiasi soggetto era preciso, realistico e la sua pennellata raffinata “sembrava velluto”.


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Per il Cardinale Federico Borromeo, grande estimatore dei paesaggi fiamminghi, flora e fauna erano la prova dell’opera di Dio. Ogni fiore o conchiglia erano frammenti di un disegno più grande e meraviglioso. Così, artisti come Jan Brueghel che osservavano la realtà per riprodurla fedelmente, erano testimoni della creazione perfetta di Dio, permettendo a tutti gli uomini di scoprire i misteri del divino unendo fede e sapere.
Ma come scoprire e conoscere tutti i dettagli di queste opere? La Pinacoteca Ambrosiana, con il nuovo allestimento della sala 7, ha pensato proprio a questo…
La nuova sala per “entrare” nelle opere
32 capolavori, tutti selezionati da Federico Borromeo, sono valorizzati dal nuovo allestimento curato dall’architetto Alessandro Colombo, in collaborazione con la Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
Le opere sono state poste su sfondo blu scuro, scelto in relazione alle tonalità dei quadri, ma simboleggia anche la spiritualità. Si crea così un rapporto tra fede e scienza proprio come desiderava Federico Borromeo!
Al centro della sala, il lato tecnologico e innovativo di questo allestimento. Un’installazione con schermi interattivi permette al visitatore di selezionare le opere e ingrandirle con un tocco per osservare tutti i dettagli da vicinissimo. Man mano appariranno anche dei punti luminosi che nascondono delle didascalie per scoprire i significati più nascosti: le specie dei fiori e il loro simbolismo, oggetti insoliti, i personaggi delle celebri allegorie…




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In questo modo arte e scienza, natura e tecnologia, si uniscono per indagare ciò che l’occhio umano talvolta non vede e per permettere ai fruitori, anche ai più piccoli, di imparare divertendosi.
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