Monet e il suo giardino a Giverny
Un angolo di paradiso nel nord della Francia in cui Claude Monet trascorse gli ultimi anni della sua vita tra alberi, ruscelli e le indimenticabili ninfee.
Scopriamo insieme il giardino a Giverny attraverso foto in bianco e nero di come si presentava al tempo di Monet, i suoi dipinti e com’è oggi!
La storia
Claude Monet acquista la casa a Giverny quando era all’apice della carriera, nel 1883 (aveva 43 anni), e qui si trasferisce insieme alla famiglia. Dopo una serie di traslochi e spostamenti durante la sua gioventù, trova qui il suo paradiso felice.
Giverny è una piccola città della Normandia diventata oggi famosa proprio perché immortalata dalle opere di Monet!
Inizialmente, accanto alla casa, fa realizzare il primo giardino a cui egli stesso si dedica con passione. Per Monet la cura dei fiori non era meno importante della pittura e affermava: “Il mio giardino è l’opera d’arte più bella”.
Successivamente, nel 1893, acquista un altro grande lotto di terreno al di là dei binari della ferrovia. Proprio qui si trova lo stagno riempito dalle ninfee, il ponte giapponese e i salici che si riflettono nell’acqua che vediamo tanto spesso nelle sue opere!

Qui c’erano anche piante rare e, vista la grandezza, vi lavoravano ben 5 giardinieri (oltre a Monet stesso). I fiori, inoltre, erano disposti in modo tale che fiorissero insieme quelli che meglio si abbinavano per colori. Nulla quindi era lasciato al caso, ma tutto si armonizzava perfettamente in ogni stagione.

Infine, Monet costruirà anche un atelier galleggiante: una barca attrezzata di tele, pennelli e colori per poter dipingere da vicino le ninfee e il paesaggio da diverse prospettive.


Giverny tra fotografie e dipinti
Anche Claude Monet amava farsi fotografare nel suo giardino di cui andava molto fiero.
Oggi è possibile visitare la casa (questo il sito ufficiale) e vedere cosa è rimasto… Praticamente tutto!


Qui vediamo l’artista e il ponte giapponese in fotografia e in pittura:



Questo invece è l’arco di ingresso ricoperto da rose rampicanti:



Gli interni
Anche le stanze della casa erano molto particolari: ricche di quadri, ovviamente, ma anche colorati con toni pastello.
La sala da pranzo è giallo acceso e ospita stampe giapponesi che ispirarono la pittura di Monet:


La cucina, invece, è celeste con piastrelle decorate:

Ma l’ambiente più incredibile è lo studio con alcune stampe che riproducono le opere più famose. Qui riceveva gli amici pittori, collezionisti, critici.


Questo non era l’unico studio perché quando dovrà realizzare i pannelli con le Ninfee, si sposterà in un grande atelier (1890-1926). Queste opere dovevano essere donate allo Stato francese ed esposte in una sala ovale per circondare i visitatori con le sfumature, i riflessi e i colori del suo stagno.
Il museo scelto fu un vecchio magazzino d’arance e per questo si chiama l’Orangerie. Qui ci sono due sale con 8 tele alte 2 metri e lunghe, in totale, 100 metri.


Sono queste le opere a cui dedica i suoi ultimi anni di vita, le sue fatiche (considerando i problemi alla vista dovuti alla cataratta); ma la pittura e la natura erano la sua consolazione, gioia e sacrificio, un universo privato in cui rifugiarsi.